La storia dell'acquedotto

 

Comune di Collesalvetti

     

 

 

Acquedotto Leopoldino

L’acquedotto di Colognole, conosciuto anche come “acquedotto Leopoldino” o “acquedotto del Poccianti”, si snoda lungo un percorso di diciotto chilometri che, dalle sorgenti di Colognole, attraversando le colline livornesi, giunge fino alla città di Livorno, con un dislivello di duecentocinquanta metri. Livorno utilizzò l'acquedotto di Colognole per l’approvvigionamento idrico durante l'intero periodo compreso tra il 1816 e il 1912.

Lungo il percorso dell'acquedotto, concepito dal Poccianti come una sorta di "passeggiata" che dalla città portava alle zone collinari vicine, è possibile osservare la grandiosità di questa opera, costituita da spettacolari viadotti, trafori, gallerie ed oltre trecentocinquanta arcate.

Procedendo sulla strada che collega Colognole con Livorno, passando dalla Valle Benedetta, circa un chilometro dopo l’abitato di Colognole, sulla destra si apre un sentiero che, attraverso il bosco, ci conduce alla suggestiva radura della lecceta dove si trovano le sorgenti principali dell'acquedotto, dette Polle Maggiori. E’ il torrente Morra ad alimentare queste polle, protette da piccole celle in muratura dette “tempietti” o “edicole”. La prima delle quattro sorgenti è custodita da un casino ottagonale, mentre le altre tre sono protette da casotti che si incuneano nel versante.

Dalle edicole, le acque delle Polle Maggiori confluiscono in un condotto in muratura che, a “fior di terra”, scende rapidamente verso il Bottin Tondo, una delle tante “riunioni” o “casotti” la cui funzione è quella di raccogliere e “purgare” le acque.

Lungo il tracciato si notano una serie di possenti “muraglioni” costruiti per proteggere l’intera struttura da eventuali frane e smottamenti dei versanti. Le condutture dell’acquedotto sono realizzate con materiali diversi, infatti è stato utilizzato marmo nei viadotti o sotto le gallerie, cotto per i tratti che scorrono a fior di terra e canne di ferro fuso nei quattro chilometri della porzione terminale.

Dalle Polle Maggiori il condotto, attraversando le Parrane, ci offre uno spettacolo emozionante col susseguirsi di trafori (Collalto, Pietreto e Cordecimo), arcate (Botro ai Loti) e con le maestose doppie arcate sul Botro Caldo e sul Rio Corbaia. Nel tratto da Parrana a Nugola si trova il traforo del Fornello che con i suoi 728 m. è il più lungo di tutto l’acquedotto, proseguendo lungo la Via delle Sorgenti si giunge al Cisternino di Pian di Rota, dove troviamo il Purgatorio costruito dal 1841 al 1852, che fino ai primi anni del '900 ha funzionato come sistema di purgazione per il filtraggio delle acque. Dalla via delle Sorgenti il condotto entra in città, superato il Parterre (giardino pubblico), vediamo la Gran Conserva di Riseccoli meglio conosciuta come Cisternone, la cui funzione era quella di ricevere le acque di Colognole, filtrarle e distribuirle alla città.

 

 

 

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A cura di: Silvia Ioli

   

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