Comune di Collesalvetti

     

 

 

La fattoria Granducale

Alla fine del XV secolo Lorenzo e Giuliano dei Medici acquistarono “...la villa detta Colle Salvetti con tutte le case, terre arative, vignate e private, boschi, pascoli, mulini, acque, acquedotti, forni, colombaie e casali e con tutte le possessioni culte, ed inculte, beni immobili...” da cui, nel secolo successivo, prenderà vita la Fattoria Medicea di Collesalvetti. Dopo la metà del Cinquecento, Collesalvetti era già organizzata in Fattoria: nel 1568 veniva denominata Fattoria “del Colle Salvetti Vicherello et Badiuola, nel Comune di Nugola”. Solo una piccola parte dei terreni della Fattoria era coltivata (poco più del 36%), mentre il restante 64% era occupato da boschi, praterie e paludi.

Alla metà del Settecento Collesalvetti era un piccolo villaggio con poche case sparse (poco più di trecento abitanti) intorno alla “Villa” medicea (XV sec.), situata sulla piazza in cima al colle omonimo. Nei poderi e nei casolari sparsi nelle campagne o in piccoli raggruppamenti di case vivevano altre centinaia di persone: il territorio della Fattoria si estendeva per oltre 3000 ettari, costituiti perlopiù da pianure e pochi nuclei collinari.

La Villa, o casa di fattoria, era una struttura di tre piani (si veda foto attuale), composta da oltre trenta locali adibiti ad abitazione e servizi. Al piano terreno vi erano i granai, la carbonaia, i forni, la dispensa, il cigliere, i pollai ecc. Al piano primo vi era l’abitazione del fattore, le cucine, lo “scrittoio” (cioè l’ufficio) ed un settore intero dedicato alle visite dei ministri o dei sovrani. L’ultimo piano era adibito in parte a camere, oltre a colombaie e deposito di granaglie.

Oltre al fattore (che gestiva i rapporti con i lavoratori della fattoria, la vigilanza e la cura del sistema idrico) e alla sua famiglia, abitavano nella Fattoria anche il sottofattore ed alcuni inservienti (alla costruzione originaria, in epoca più recente, era stata aggiunta una “casetta”, detta “delle maestranze”), mentre nelle casette piuttosto piccole su due piani situate in fila nella piazza di fronte alla Villa risiedevano e tenevano le proprie attività mezzaioli, artigiani e commercianti.

Al centro della piazza vi era, oltre al pozzo, il “piaggione” che conteneva ventotto buche da grano (“fosse da grano, le quali ne possono contenere ottomila sacca”), mentre dietro la casa di fattoria vi erano un orto ed una vigna e, distaccati dal corpo centrale, la stalla e due magazzini (“annessi fuori) e un capannone (“tinaia”). Poco distante dalla casa sorgevano la chiesa e la canonica, con annesso orto.

I poderi, data la natura perlopiù malsana delle bassure, erano localizzati sulle porzioni più elevate o comunque nelle zone più salubri ed erano collegati da arterie minori, riconducibili alla cosiddetta strada maremmana, servite da svariati ponticelli sui numerosi fossi e canali di bonifica.

 

 

 

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A cura di: Francesca Ruggeri

   

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