I mulini

 

Comune di Collesalvetti

     

 

 

Le ghiacciaie

Nel Granducato di Toscana, l’attività di produzione, conservazione e vendita del ghiaccio e della neve ricadeva sotto il monopolio del granduca ed era regolata dallo Scrittoio delle Regie Possessioni, ufficio istituito da Cosimo I. Nel 1777 l’abolizione della privativa, con conseguente liberalizzazione della produzione e del commercio del ghiaccio, fu un incentivo per molti imprenditori che decisero di investire in quest'affare.

Se inizialmente per conservare il ghiaccio si utilizzarono cavità naturali, col passare del tempo furono costruite strutture specifiche finalizzate a questo scopo. Una ghiacciaia era composta di un pelago, area naturale o artificiale destinata alla formazione del ghiaccio e dalle conserve, aree destinate alla conservazione del ghiaccio costruite secondo diversi metodi e stili. Generalmente la raccolta del ghiaccio si eseguiva su un terreno asciutto, possibilmente poco esposto al sole, in cui si scavava una fossa di forma circolare tendente a restringersi man mano che si procedeva in profondità. La buca era rivestita dal basso verso l’alto con pietre ben intonacate oppure si ricorreva ad un rivestimento di legno. Sul fondo era scavato un pozzo, provvisto di grata, destinato a raccogliere l’acqua che si creava a causa del parziale scioglimento del ghiaccio. La parte superiore della ghiacciaia era ricoperta da legna e paglia conferendo alla struttura una forma piramidale. La parte interna invece era totalmente rivestita con paglia. L’introduzione del ghiaccio all’interno della cavità doveva essere eseguita in modo da non creare troppi spazi vuoti tra i diversi pezzi di ghiaccio. In tal caso s’introduceva acqua nelle fessure affinché si creassero piccoli ghiaccioli all’interno degli spazi vuoti in modo da formare un unico blocco di ghiaccio che successivamente sarebbe stato rotto a pezzi per prendere la porzione necessaria. Una volta introdotto il ghiaccio, lo si ricopriva con paglia e vi si ponevano sopra assi di legno e pietre. Il sentiero necessario per entrare nella ghiacciaia, solitamente volgeva verso nord ed era provvisto di due porte. All’interno delle ghiacciaie, oltre al ghiaccio, era conservata anche la neve, che veniva raccolta in luoghi erbosi, in modo che non fosse mescolata con la terra.

Anche se molte di queste ghiacciaie non sono state individuate sul territorio, la cartografia ed i documenti risalenti al XVIII secolo ci tramandano toponimi relativi alla parola diaccio.

Nella pianta della macchia di Suese, ad esempio, ritroviamo i toponimi collina dei diacci, gronde dei diacci, la strada dei diacci che va alle Guasticce ecc., dai documenti risulta che la tenuta includeva cinque conserve ed una grande area adibita a pelaghi.

In un documento del 1826 vengono mensionati due complessi di ghiacciaie nella zona di Collesalvetti uno dei quali in località Badia.

Altri due depositi di ghiaccio nel territorio comunale si trovano in prossimità della Sambuca (lungo il torrente Ugione); anche se non conosciamo l’anno in cui sono state costruite queste ghiacciaie abbiamo note datate al 1779 relative alla vendita del ghiaccio.

 

 

Le tabaccaie

Tra il 1908 ed il 1960 la coltivazione e l’essiccazione del tabacco fu un’attività fortemente testimoniata nel territorio di Collesalvetti e, ad oggi, è possibile ritrovare i resti delle imponenti strutture collegate a questo mestiere.

Su base cartografica e documentaria è possibile ricostruire la localizzazione delle tabaccaie. Ricordiamo la tabaccaia di Acquaviva, quella di podere San Ferdinando presso Mortaiolo, la tabaccaia Carmignani a Poggio Pallone, la tabaccaia Mazzini a Le Corti e la tabaccaia di Badia la cui attività ebbe vita fino agli anni sessanta. Le informazioni più interessanti e più complete però, si ricavano dall’archivio della Fattoria di Nugola Nuova che ci offre un quadro dettagliato dell’attività svolta nella tenuta.

Nel 1907 Pietro Grocco, proprietario della fattoria di Nugola Nuova, inizia in via sperimentale la coltivazione e trasformazione del tabacco. Tra il 1908-1909 hanno inizio i lavori relativi alla costruzione del magazzino su due piani e all’ essiccatoio. Nel 1913 la fattoria contava un totale di quarantuno locali (adibiti alla custodia, ingiallimento e deposito del prodotto) e due magazzini generali (situati a Nugola e Guasticce) per la custodia del tabacco imbottato che attendeva di essere ispezionato e spedito. Il mantenimento di queste strutture implicava spese piuttosto consistenti, soprattutto per la manutenzione degli essiccatoi (infatti sistematicamente si ricorreva al rifacimento del tetto che subiva continui danneggiamenti a causa del vapore e del fumo sprigionato dal fuoco acceso per giorni e giorni). Nel 1916 il senatore Grocco muore e, l’attività delle Fattorie di Nugola Nuova e Guasticce, passa in mano ai figli Guido e Luigi. Ma nel 1923 i fratelli Grocco vendono la tenuta di Nugola Nuova ai fratelli Marchi continuando però a gestire le fattorie di Guasticce e Poggiolitone che sappiamo essere dotate di due gruppi di essiccatoi. Quello situato a Guasticce era composto di venti locali di cura con magazzini di deposito, locale per pressa ed imbottamento, sala per la lavorazione e camera per il personale di sorveglianza. L’altro essiccatoio, a Poggiolitone, era composto di sei locali per la cura. Si coltivava tabacco Kentucky. La maestranza specializzata era prevalentemente femminile poiché gli uomini si dedicavano ai lavori più faticosi (trasporto del materiale). Per ciò che riguarda invece la tenuta di Nugola Nuova sappiamo che l’innovazione principale, da cui trarrà vantaggio soprattutto la coltivazione del tabacco, consisteva nell’introduzione di moderni impianti d' irrigazione a pioggia.

Tutte le tabaccaie erano dei grandi capannoni in muratura con una struttura ben precisa legata alla loro funzione. Il tetto era formato da tegole marsigliesi per assicurare una graduale dispersione dell’umidità che si sprigionava dal tabacco in cura. In prossimità del tetto erano collocate delle piccole finestre (munite di portelle in legno) per dare luce al locale durante il caricamento del tabacco. Sulla parete, a livello del pavimento, erano collocate delle bocche utilizzate per immettere aria all’interno del locale di cura, in questo modo si veniva a creare un po’ di ventilazione interna affinché l’umidità non danneggiasse il tabacco. Il locale poteva contenere fino a seimila-settemila piante spaccate. Ogni cella doveva avere le seguenti dimensioni: 6 metri di lato frontale, 8 metri di profondità, ed un’altezza variabile tra i 6,70 ed i 7 metri.

 

 

 

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A cura di: Silvia Ioli

   

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